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Con un rene ho salvato mio marito PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Settembre 2013 19:44

«Luigi soffriva di insufficienza renale, condannato alla dialisi e forse peggio. Non ci ho pensato su: gli ho donato un mio organo»


La nostra storia comincia nel 1997, quando io e Luigi incrociamo i nostri sguardi in un bar. Abbiamo 27 anni. Per me è amore a prima vista, per lui invece il tempo comincia a lavorare piano piano. Dopo due mesi ci mettiamo insieme, una bella coppia a detta di tutti: lui alto un metro e 90, io quasi uno e 80. Sembriamo invincibili e ci amiamo tantissimo.
Dopo un anno di convivenza scopriamo che aspetto un bambino. Siamo senza lavoro, entrambi studenti, ma la scelta è immediata. Nel giro di due mesi ci sposiamo. Sono momenti splendidi. Nel dicembre 1999 nasce Donatella: porta il nome della nonna paterna (che purtroppo non l'ha mai conosciuta). Tutto procede bene, ma all'improvviso esplode il dramma. Luigi lamenta forti e continui dolori di testa e agli occhi. Gli prendo un appuntamento con l'oculista. Ma pochi giorni dopo, mentre sono in casa e sto allattando mia figlia, arriva la telefonata più brutta della mia vita: Luigi è in ospedale, sta malissimo. Mi cade il mondo addosso.
Corro da lui, e i medici mi comunicano il verdetto: insufficienza renale cronica. Per due anni ci sarà la dialisi e poi diventerà necessario un trapianto... Con una lista d'attesa lunga anche dieci anni!

Ci sono voluti due anni per convincerlo
Inizia il calvario. Ma nel nostro cammino abbiamo la fortuna di incontrare una dottoressa che ci ha aiutati molto, Gabriella Paleologo dell'Unità operativa di chirurgia generale e trapianti dell'Università di Pisa. È lei che ci prospetta il trapianto da donatore vivente: in pratica, mi dice che potrei essere io a donare un rene a Luigi, se i nostri organismi risulteranno compatibili.
Mio marito non ne vuole sapere, ma io me lo lavoro, da brava certosina, per due anni. E, quando la situazione peggiora, la dottoressa ci pone la fatidica domanda: "Allora, siete pronti?". Lui non risponde: il suo è in pratica un silenzio assenso.

Ci sottoponiamo alle analisi e io attendo quel responso come si aspetta la nascita di un figlio. Sono sicura del nostro gruppo sanguigno, A positivo per entrambi, ma esistono altri parametri da valutare. Dopo pochi giorni, i medici ci chiamano. E dicono subito che sì, siamo compatibili!
Io mi sento felice come mai prima. Luigi lo è molto meno, perché sa che da questo momento lotterò con tutte le forze per fargli accettare il mio rene. Ma consentire a mio marito la possibilità di condurre nuovamente un'esistenza normale è il più bel dono che la vita possa concedermi.

Un altro figlio dopo il trapianto
La mattina che ci operano me la ricordo come fosse ieri. Sono felice, sorrido, non ho il timore dell'intervento, solo un brivido quando penso alla mia piccolina, perché mi viene paura (lo confesso) all'idea di lasciarla sola se qualcosa non dovesse andare bene.
Ma le nostre due operazioni riescono perfettamente. E, dopo quattro giorni, io sono già tornata a casa mia. Poter liberare Luigi dalla schiavitù della dialisi è stato, voglio ribadirlo, il regalo più bello che ci siamo fatti. Vederlo giocare con nostra figlia senza accusare stanchezza o malesseri è una soddisfazione che si ripete ogni giorno.
Poi, a un anno e un mese dal trapianto (il 4 marzo 2004), ecco un'altra immensa gioia: il secondo figlio, Gabriele. Avevamo rischiato di non poterne avere più per via dell'insufficienza renale... La vita ci ha dato una seconda opportunità e l'abbiamo colta. Adesso ci siamo trasferiti in Romagna, a Cesenatico. Luigi allena in serie A la squadra di calcio a cinque di Porto San Giorgio, io ho trovato il coraggio di licenziarmi dal vecchio lavoro, sono diventata giornalista e collaboro in maniera regolare con il giornale Tu Style, un sogno che avevo nel cassetto da sempre. Durante la seconda gravidanza ho anche scritto un libro, La nostra favola, che racconta tutte le emozioni che mi hanno attraversato il cuore e la mente. E poi ho pubblicato Se metto al mondo un figlio lo faccio alle 5.42.

E insieme ai medici del "mio" ospedale ho cominciato a battermi perché venga approvata una legge in favore dei donatori viventi. Non ha senso che, per regalare un rene, sia necessario chiedere al datore di lavoro una settimana di ferie, come ho dovuto fare io....

Irene Vella

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