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Picchiato e stuprato dalla compagna: 'Uomini ribellatevi' PDF Stampa E-mail
Venerdì 13 Settembre 2013 11:24

ZURIGO - Una telefonata toccante, di quelle che ti lasciano il groppo in gola. Dall’altro capo del filo c’è un uomo coraggio, che chiameremo Carlo,  vuole lanciare un proclama per far reagire chi, come lui, ha subito violenza da parte della compagna. «Ormai io sono libero da anni, ho fortunatamente spaccato le catene che mi legavano in modo morboso alla donna che pensavo fosse la mia vita», ci dice fiero. Una favola si è trasformata nell’incubo peggiore che una persona possa mai immaginare.

«Il primo anno tutto bene, mi sentivo un uomo ricoperto di attenzioni. Poi... – qui la voce le si strozza in gola – ... ha cominciato a rientrare a casa ubriaca alle 3 di mattina con le sue amiche. Mi svegliava e pretendeva che cucinassi per loro. Visto il ripetersi di questa situazione, dopo qualche tempo ho reagito. Quel giorno ho ricevuto il suo primo schiaffo». Da lì sempre peggio. Quella sberla scalfì la diga inibitoria della donna e piano piano  la violenza straripò diventando la normalità. «Urla, umiliazioni e anche pugni erano all’ordine del giorno, anche per le piccole cose. Mi ricordo un episodio. Avevo comprato del riso con del pollo. Per mia sfortuna non era di suo gradimento e cominciò a urlare e menare le mani. Pensavo mi stesse ammazzando». Ma la molla scattò dopo un fatto increscioso, il peggiore che una donna possa compiere nei confronti di un uomo.

«I miei rapporti con lei si stavano raffreddando, diciamo che un contatto fisico non lo avevamo da mesi anche se lei voleva che avessimo un figlio. Una sera, non la dimenticherò mai, voleva avere un rapporto sessuale con me, al mio rifiuto mi ha minacciato con un coltello e stuprato gridandomi che se fossi stato un uomo avrei dovuto regalarle un figlio. Lì ho capito di avere toccato il fondo, dovevo reagire e così ho fatto. Il giorno seguente sono fuggito dai miei e allertato le autorità. Della mia carnefice e da quel giorno non ho più avuto notizie. Forse l'avranno arrestata, forse decise di cambiare vittima».

Perché lanciare questo grido dopo molti anni, a bocce ferme? «Dalle cronache continuo a sentire di fidanzati, mariti o ex che ammazzano le loro compagne. Io tutte le volte rivivo e capisco il terrore che queste poverette hanno passato: un inferno in terra. Vorrei dare un consiglio: uomini ribellatevi! Reagite ai vostri aguzzini e denunciateli, qualcuno che vi ascolta, se non vi arrenderete, ci sarà sempre!».

 

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