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Il femminismo ha reso infelici le donne. PDF Stampa E-mail
Domenica 03 Giugno 2012 00:00

Viviana, donna in carriera, 2 divorzi e relazioni burrascose alle spalle, fumatrice, niente figli.   Ogni mattina si sveglia per raggiungere il posto di lavoro prima degli altri cercando di competere con gli uomini e sperando in un aumento di stipendio per pagare l’avvocata: da anni gli ex mariti, disoccupati, rifiutano di pagarle i mantenimenti.  Soffre di crisi di nervi e di bruciori di stomaco, causati dallo stile di vita femminista e dalle patatine fritte della mensa aziendale.  Le avevano detto che la donna emancipata non cucina, ed è troppo tardi per imparare.  È una donna potente ma sola, perché gli uomini le preferiscono donne femminili, affettuose, sorridenti.  Aveva un cane, ma quando Viviana è tornata da una vacanza con le amiche non lo ha più trovato.  E così Viviana si rifugia nel lesbismo.

 

Costanza, mamma felice di 4 bambini, ha scritto un libro per raccontare il suo stile di vita.

Ma qual è il segreto per un matrimonio felice? E come può la donna farlo funzionare?

“Il segreto è la donna. In realtà la buona riuscita di un matrimonio sta soprattutto nella capacità della donna di essere accogliente, di smussare gli angoli, di non pretendere dall’altro la completa soddisfazione di tutte le proprie ansie. Per esempio a livello pratico se una è scontenta, è preoccupata, non deve subito chiamare il marito e sovraccaricarlo di lamentele, perché un uomo quando sente un problema cerca una soluzione pratica mentre magari invece noi vorremmo solo sfogarci e poi ci dimentichiamo. Invece l’uomo non si dimentica e il peso gli rimane tutto sulle spalle, quindi da un punto di vista pratico questo è il consiglio principale.”

E allora forza mogli e future spose, vi aspetta un’avventura meravigliosa!

Essere donna mi ha procurato solo vantaggi: ignoro se la mia auto possegga una ruota di scorta, ed eventualmente dove si nasconda, la subdola. Non ho la minima idea di come, attraverso quali misteriose vie la mia casa venga rifornita di energia elettrica, calore, gas. Posso guardare Sex and the city e trascorrere svariati minuti a scegliere uno smalto senza perdere il mio prestigio, perché la mia frivolezza è ormai socialmente ammessa. Ho avuto il privilegio incommensurabile di ospitare e sentir muovere quattro bambini nella pancia, anche se, lo ammetto, nei momenti di farli uscire l’aspetto del privilegio non mi è sembrato il più evidente.”

Cosa intende per “sposati e sii sottomessa”?

«Sposati perché il matrimonio ha un senso, se è cristiano. C’è la grazia di Dio, con il sacramento. Questo solo permette di affrontare un’impresa così coraggiosa, per sempre. Quanto alla sottomissione, io la intendo come stare sotto, cioè accogliere, sorreggere, sostenere. Essere un approdo accogliente per il marito e i figli. Le donne, almeno quelle che non si sono perse, lo fanno naturalmente, tutti i giorni!».

 

E la parità dei sessi? Per alcuni il suo libro è “un inno alla subordinazione”?

« I sessi sono tutt’altro che pari! Uomo e donna hanno, sì, pari dignità, ma sono gli esseri più diversi che si possano immaginare. Il mio dunque non è l’inno alla subordinazione, ma alla differenza, e alla complementarietà. Mio marito fa delle cose che io non farei altrettanto bene da sola, e viceversa. E’ talmente evidente che solo l’ideologia contemporanea potrebbe fingere di non vederlo…»

 

Nell’era del consumo sessuale che senso ha una relazione stabile, addirittura un matrimonio religioso che propone a tutti i tuoi amici?

«Ha il senso dell’impegno, della bellezza, della sfida. Di andare avanti anche se (o forse dovrei dire quando) arrivano i momenti di appannamento, di dubbio, di difficoltà. L’essere umano è un mistero persino a se stesso, e il matrimonio lo protegge dalla propria incostanza, dalle fragilità, dalla debolezza. Il matrimonio è per noi. Non è una gabbia, è una ricchezza!».

Suo marito ne esce abbastanza malconcio dal libro, che reazione ha avuto?

«Lei trova? Io non credo proprio. Certo lo prendo in giro, con amore, per i suoi limiti, ma anche io ne ho quanto lui: gli uomini, lo sappiamo, fanno una cosa alla volta e non se la cavano benissimo nei rapporti sociali. Noi al contrario facciamo otto cose insieme e possiamo tenere annodati i fili dell’amicizia con decine di persone. Ma non siamo altrettanto lucide, razionali, capaci di vedere le cose con equilibrio e alla giusta distanza. Tutto il mio libro invece è un inno alla bellezza della differenza, dei ruoli distinti, alla grandezza degli uomini, intesi come maschi, che sono solidi e affidabili e silenziosi, come san Giuseppe. Nel Vangelo lui non parla mai, ma provvede alla sua famiglia in tutto».

I segreti di un matrimonio felice?

«La preghiera, l’umiltà, l’umorismo».

Qual è l’idea di fondo che vuole comunicare con il suo libro?

« Il recupero dei ruoli, appunto. E un invito alla donna a riscoprire la sua bellezza, il suo talento, il suo genio, che è prima di tutto quello della relazione, come diceva Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem».

Ma come fa ad essere così sicura che il matrimonio sia la giusta scelta?

“Intanto perché sono cattolica” - ci spiega –“e la chiesa ci indica alcune vie per la nostra felicità sulla Terra che sono la consacrazione e il matrimonio, non ce n’è un’altra. Credo che il matrimonio sia qualcosa che ci custodisce nella nostra incostanza, nei momenti in cui possiamo avere colpi di testa, distrazioni, andare dietro alle emozioni, alla stanchezza. Il matrimonio sembra da fuori, per chi non lo conosce o non lo accetta, una gabbia, in realtà è un sostegno, è una gabbia contenitiva, non una gabbia che impedisce la libertà. Qualcosa che dal nostro interno ci sostiene e ci permette di affrontare qualsiasi situazione nella libertà e nella gioia. Senza un minimo di contenimento, di regola, l’uomo non è capace di essere felice.”

http://www.cittanuova.it/contenuto.php?TipoContenuto=web&idContenuto=33154

 

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