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Il coprifuoco di Luisa Betti PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Luglio 2012 08:44

La giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, i dibattiti pubblici sulla migliore riforma, le soluzioni innovative per dare concretezza al principio della bigenitorialità, sono la prova del ruolo fondamentale e dell’impegno svolto in tutti questi anni dalle associazioni dei padri separati sparse sul territorio.

Mi ha fatto specie leggere l’articolo “Fuori dal web chi istiga alla violenza” scritto da Luisa Betti, per diverse ragioni. In primis, perché formulato con una rozza vis polemica che non si giustifica né per l’argomento trattato né per i complessi problemi che la riforma del condiviso-bis attualmente in discussione al Senato risolve in modo egregio.

Anzi, da una giornalista che si occupa di questi problemi mi sarei aspettato che prendesse posizione su alcuni dei nodi che la riforma affronta, ovviamente nell’ambito di una civile discussione orientata a far progredire il nostro ordinamento giuridico, l’accesso alla giustizia dei cittadini e l’esercizio corretto del ruolo di genitore. Invece i problemi – pur accennati in qualche modo – vengono liquidati con una sufficienza e una inconsapevolezza che mi hanno davvero stupito. L’incipit riferisce di un “partito trasversale dei padri separati”, ovviamente “sprezzante nei confronti del genere femminile” e di un ritorno (ma guarda un po’) alla “cultura machista”: essendo dotato di una accurata rassegna stampa online, potrei smentire con una serie corposa e pesante di faldoni queste affermazioni.

Mi spiace che la Sig.ra Betti sostenga che la questione non riguardi la bigenitorialità che, anzi, “è un’opportunità sia per il minore che per le madri che fino a oggi hanno cresciuto i loro figli in solitudine e con grandi sforzi”, perché questa affermazione è al tempo stesso offensiva e falsa per chi legge: forse la giornalista non se ne è ancora resa conto, ma le critiche e le obiezioni più forti che vengono mosse alla riforma del condiviso-bis (in primis dalla senatrice Della Monica) mirano proprio al mantenimento dello status quo, ossia ad un sistema di sostanziale monogenitorialità.

Altrettanto offensiva è la virulenza con cui l’Autrice si scaglia contro il “partito trasversale dei padri separati”, composto da persone che – a suo dire - “istigano alla violenza”: la stragrande maggioranza delle associazioni che si battono a sostegno del DDL 957 lo fa a ragion veduta ed in modo assolutamente laico e civile; ciò alla luce di una  riforma che contiene molte innovazioni rispetto alla legge del 2006; innovazioni tutte quante volte a porre al centro della crisi coniugale non solo il minore con i suoi diritti intangibili, ma anche il ruolo di cura, educazione ed istruzione di entrambi i genitori, possibilmente da preservare attraverso una loro maggiore responsabilizzazione, nonché il rafforzamento delle garanzie per il coniuge che si separa togliendo quel potere discrezionale spesso usato in modo irresponsabile e sconsiderato da una magistratura (soprattutto quella di legittimità) sempre più “conservatrice”, e molte altre previsioni che collocano l’attività stessa della donna in un contesto più civile e moderno. Se invece l’aggettivazione (“machisti”, “violenti”, “sprezzanti”) è utilizzata nell’articolo come un’arma per gettare discredito sulle associazioni che si battono su questo fronte, basterebbe aver seguito la discussione ampia, colta, precisa che si è sviluppata in questi ultimi quindici/venti anni in materia di affido condiviso e bigenitorialità, per comprendere quanto sia fallace e mistificatorio l’utilizzo di termini che rimandano all’immagine vecchia e stereotipata – ma evidentemente ancora in voga in certi ambienti vetero/femministi - dell’uomo con la clava in mano, pronto a violentare l’intero genere femminile in ogni occasione.

In sostanza la giornalista farebbe carico al “partito trasversale dei padri separati” di non aver frapposto un argine all’ampliamento eccessivo delle intimidazioni via web: se si fosse consultata con qualcuno o se si fosse informata, avrebbe saputo che il c.d. partito trasversale dei padri separati non esiste e che le minacce e le intimidazioni che denuncia sono fenomeni numericamente isolati e marginali. Quanto poi alla violenza di genere, se ne fosse il caso (e forse lo sarebbe), la Sig.ra Betti farebbe bene a leggere gli studi che abbiamo condotto per dimostrare come negli ultimi tempi si sia fatto un uso distorto, ideologico, insomma, falso dell’argomento, il che avviene puntualmente ogniqualvolta si sta sul punto di riformare alcuni aspetti del diritto di famiglia. E questo non è certo un caso.

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