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Strasburgo dice stop ai ricorsi volti a legittimare sottrazioni di minori PDF Stampa E-mail
Lunedì 16 Luglio 2012 00:00

La Corte europea dei diritti dell’uomo pone un freno ai ricorsi pretestuosi a Strasburgo nei casi di sottrazione internazionale di minori attivati dallo stesso genitore autore dell’illecito.
Con decisione del 15 maggio 2012 (n. 13420/12) la Corte europea non solo ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato contro l’Estonia da una donna di quel Paese che si era allontanata dall’Italia con la figlia minorenne, ma ha anche riconosciuto alle autorità italiane ed estoni di avere agito con attenzione al minore e nel pieno rispetto della Convenzione europea.

Questi i fatti. La ricorrente aveva avuto una figlia da un cittadino italiano e aveva deciso di vivere in provincia di Milano. Dopo la nascita della bimba, però, i rapporti tra i genitori si erano incrinati. Con il consenso del padre della bambina, la donna era andata per un periodo di vacanza in Estonia, ma non aveva più fatto ritorno in Italia. Il padre, vittima della sottrazione illecita, si era rivolto al ministro della Giustizia italiana in linea con quanto previsto dalla Convenzione dell’Aja sugli aspetti civili della sottrazione internazionale del minore del 1980, ratificata anche dall’Estonia. I giudici estoni avevano ordinato il ritorno della minore in Italia. La donna si era così rivolta a Strasburgo, sostenendo che era stato violato l’articolo 8 della Convenzione europea (diritto al rispetto della vita privata e familiare). Questo perché, a suo avviso, la scelta delle autorità giudiziarie estoni di ordinare il ritorno del minore in conformità ai trattati internazionali non aveva tenuto conto dell’interesse superiore della bimba e della necessità di non spezzare il legame tra madre e figlia.

Una tesi non condivisa dalla Corte europea, che ha dichiarato irricevibile il ricorso. Prima di tutto – osserva Strasburgo – le decisioni dei tribunali estoni sono state adottate conformemente alla Convenzione dell’Aja del 1980 con l’obiettivo di assicurare la protezione dei diritti del minore. Il provvedimento di ritorno, inoltre, non era stato preso in modo automatico sul solo presupposto dell’applicabilità della Convenzione dell’Aja, ma dopo un’attenta analisi della vita familiare, una valutazione dei legami della figlia con i due genitori e l’eventualità dell’applicazione di una delle eccezioni al rientro del minore previste dalla Convenzione dell’Aja, che devono essere interpretate restrittivamente.

Né si può dire – prosegue la Corte – che il ritorno della minore precluda il diritto della donna ad avere contatti con la bimba, tanto più che il padre aveva assicurato che avrebbe dato un supporto alla donna per consentirle di vivere in Italia.

Inutile anche appellarsi all’eventuale rischio di arresto al rientro in Italia. D’altra parte – precisano i giudici internazionali – la donna potrebbe essere arrestata anche rimanendo in Estonia, a seguito dell’emissione di un mandato di arresto europeo.

Non c’è stata alcuna decisione arbitraria, quindi, ed è giusto il rientro del minore nel luogo di residenza abituale prima della sottrazione, tanto più che le autorità italiane ed estoni hanno sempre tenuto conto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nell’applicazione della stessa Convenzione dell’Aja.

Fonte: ilsole24ore.com

 

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