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Di Pietro contro il vero affido condiviso. Tra la gente monta lo sdegno – di Marino Maglietta PDF Stampa E-mail
Mercoledì 11 Luglio 2012 00:00

Stanno circolando gli emendamenti al ddl 957 preparati dall’IdV, accolti, comprensibilmente, da una lunga e intensa salve di fischi dalle associazioni dei destinatari della riforma, che vorrebbero solo vedere il rispetto di una legge già in vigore.

I giudizi negativi che si leggono sono certamente meritati sotto il profilo tecnico, come vedremo, ma forse troppo severi dal punto di vista politico, perché non si è tenuto conto delle difficoltà del partito, costretto a non scontentare troppo alcune componenti del proprio elettorato.

Si colgono, infatti, nello scorrere le proposte di modifica e le loro motivazioni numerose contraddizioni e ambiguità. Ma soprattutto si coglie un vivo imbarazzo. Come conciliare le posizioni di chi vuole difendere i diritti indisponibili dei figli, da loro reiteratamente affermati anche nelle audizioni, con quelle di chi vuole poterli scavalcare in forza di una unilaterale e soggettiva valutazione del loro interesse da parte di terzi? Problema difficilissimo, che l’IdV vorrebbe velleitariamente risolvere, fallendo.

Tra il modello autenticamente bigenitoriale voluto dal legislatore del 2006 e quello sostanzialmente monogenitoriale realizzato e oggi difeso dal sistema legale (collocatario più assegno) non si può stare nel mezzo, pena la ripetizione di quel brutto pasticciaccio che ha reso necessario tornare sulla materia.

Si può apprezzare, ma solo moralmente, il tentativo di mediazione politica messo in atto dalla sen. Bugnano, perché i risultati – ovvero gli emendamenti proposti – sono preoccupanti, andando a ledere esattamente i cardini, i punti qualificanti dell’affidamento condiviso. E ciò che più crea rammarico è che la senatrice ha perfettamente capito cosa si dovrebbe fare; e lo dice, o lo lascia trasparire. Ma non va fino in fondo. Anzi, attenua e annacqua a tal punto i principi introdotti che a volte finisce per proporre un testo addirittura più arretrato della legge in vigore.

Inaccettabile.

La senatrice, ad esempio, si rende conto che non si può andare avanti dando al diritto del minore a un “rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori” il contenuto pratico dei fine-settimana alternati più uno o due pomeriggi: e accetta di scrivere “pariteticamente” . Poi però arretra e si autosconfessa del tutto, aggiungendo un “ove possibile”, che rimette valutazione e decisione a quegli stessi soggetti che rifiutano la bi genitorialità vera e piena e hanno creato il problema. Insomma, come domandare all’oste se il vino e buono. E coerentemente sopprime il doppio domicilio, garanzia di un duplice riferimento ideale per il bambino, di un doppio nido, di una doppia protezione predisposta per lui in entrambi gli alloggi dei suoi genitori, entrambi affidatari (o no?).

Stessa cosa per il mantenimento diretto. Lo difende e lo sostiene, avendone sicuramente compreso la positiva valenza sotto il profilo relazionale e la indispensabilità se davvero si vuole un affidamento condiviso. Arriva perfino a includere le violazioni di esso tra i comportamenti di cui è esplicitamente prevista la sanzione. Tuttavia rovina tutto affermando di nuovo che è da disporsi “ove possibile”, affermazione oltre tutto scarsamente logica. In sostanza ancora una volta vuole lasciare il giudice libero di fare come vuole, togliendo al cittadino la certezza dei diritti. E per giunta, a quale classe di giudici e in quale materia? Proprio sulla forma del mantenimento abbiamo dimenticato quale pessima prova di logica giuridica (ma dovrei scrivere “di elementare buonsenso”) abbia dato la Suprema Corte, affermando ora che il genitore collocatario, in quanto prevalentemente convivente dovrà sostenere maggiori oneri anche per le spese esterne, come “gli indumenti e i libri”; e più tardi che se i tempi trascorsi presso i due genitori non sono uguali è indispensabile che il genitore non collocatario dia del denaro (il famoso assegno) al collocatario; cioè a dire anche se questo è 10 volte più ricco! Come si fa, in queste condizioni, a scegliere sistematicamente di allargare il potere discrezionale della magistratura?

Ma, a mio giudizio, la responsabilità più grande è stata presa, in negativo, cancellando il passaggio preliminare informativo presso un centro di mediazione familiare accreditato. Anche se la formulazione proposta dal ddl 957 Le è sembrata troppo avanzata, poteva – e doveva – comunque proporre qualcosa di meno esangue rispetto al 155 sexies comma 2 che ci ritroviamo adesso. E’ un grosso regalo fatto agli operatori del conflitto.

Va dunque preso atto che, aldilà delle buone intenzioni, con questi emendamenti verrebbero meno tutti e tre i cardini dell’affidamento condiviso – frequentazione equilibrata, mantenimento diretto e mediazione familiare. Peccato, perché l’intelligenza giuridica della Sen. Bugnano traspare da altre valutazioni, meno direttamente legate all’istituto dell’affidamento. Come nell’accogliere l’idea di sanzionare le manipolazioni dei figli; o nell’attribuire le competenze a sezioni specializzate del tribunale ordinario, o nella tutela del rapporto nonni/nipoti.

Cara senatrice Bugnano, come Lei ci insegna, gli emendamenti si possono sempre riformulare o ritirare. L’aspettiamo

Marino Maglietta

Fonte: www.crescere-insieme.org

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Anche sul web, e su FaceBook in particolare, da alcune ore molti utenti hanno iniziato la loro protesta contro la posizione di IDV rispetto al disegno di legge nato per rendere effettiva l’applicazione della legge 54/2006 (di oltre 6 anni fa).

 

Anche sul web, e su FaceBook in particolare, da alcune ore molti utenti hanno iniziato la loro protesta contro la posizione di IDV rispetto al disegno di legge nato per rendere effettiva l’applicazione della legge 54/2006 (di oltre 6 anni fa).

 

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