Fingere amore per difendersi. E’ una pandemia e fa star male. Stampa
Giovedì 09 Agosto 2012 15:26

Essere anaffettivi significa essere incapaci di provare e esprimere affetti, sentimenti ed emozioni, come se dentro ci fosse un grande freddo. L’anaffettività porta a trascurare gli investimenti relazionali ed emotivi, sollecitando ad altre priorità.

E’ un meccanismo tipico da evitamento per cui chi si trova a metterlo in atto si guarda bene dall’accettare questa definizione fortemente riduttiva della propria personalita’ ed è solito cercare di giustificare la propria scelta in mille modi possibili.

 

In verità l’incapacità di amare e di poter esprimere liberamente sentimenti ed emozioni comporta un disagio fortissimo.

Può spingere a moltiplicare l’investimento sul lavoro, a dare particolare importanza agli aspetti materiali e narcisistici dell’esistenza, a puntare su una “regolarità” che gli altri apprezzano, che sembra promettere un piacere per le “cose” e per l’”immagine”: un piacere illusorio che può ridurre la capacità di godere del sé, delle relazioni e della vita e la capacità di sviluppare sentimenti salutari e appaganti.

Nella maggior parte dei casi l’anaffettività non impedisce alle persone di riuscire nella propria vita, in quella familiare, di coppia o lavorativa ma ciò avviene sempre al prezzo di una grande freddezza emotiva.

È un modo di difendersi da esperienze dolorose vissute nella prima infanzia: sono infatti situazioni traumatiche, di abbandono, di non amore a generare tale freddezza e il ripiegamento emotivo.

Pur di non soffrire più ci si organizza attraverso il distacco emotivo difensivo: per queste persone, ogni volta che l’amore le sfiora, l’angoscia dell’abbandono le pervade e, inconsapevolmente si difendono “congelandosi, anestetizzandosi”.

Chi ha già subito il danno delle carenze affettive a sua volta lo trasmette: è l’epidemia dell’anaffettività. Si può parlare, infatti, di un ciclo di trasmissione intergenerazionale dell’anaffettività e dell’insensibilità.

 

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