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Divorzi, in Italia un morto ogni tre giorni. "Affido condiviso: urge la nuova legge" PDF Stampa E-mail
Domenica 22 Luglio 2012 23:10

Introdurre nei tribunali gli studi scientifici di pediatrica e modificare la legge sull'affido condiviso per istituzionalizzare la parità di tempi tra genitori. Sono questi gli interventi più urgenti per calmierare il conflittuale mondo del diritto di famiglia in Italia. Per divorzi e separazioni nel nostro Paese ci sono un morto ogni tre giorni e tre feriti al giorno. A spiegarlo ad Affaritaliani.it è Raffaella Cossi, avvocato e presidente della sezione distrettuale di Milano di ANFI (Associazione Nazionale Familiaristi Italiani), nata lo scorso dicembre, in occasione di corso di formazione per avvoocati e assistenti sociali organizzato mercoledì 27 giugno a Milano a cui Affaritaliani.it ha partecipato.

Avvocato Cossi, in che modo si può intervenire?
"Si possono accompagnare genitori e figli in un percorso che possa salvare l'equilibrio psicologico di ciascuno. Soprattutto, i genitori vanno educati a fare i genitori. Se poi accade la separazione, bisogna cercare di farla vivere ai figli come semplice "novità" e non come trauma. E' piuttosto il modo in cui viene vissuta a renderla pesante per i bambini: dalle violenze a cui assistono in famiglia prima, all'alienazione genitoriale poi, ovvero quella campagna di indottrinamento volta a indurre nei figli l'ostilità e il rigetto verso l'altro genitore. I tribunali non la riconoscono - per questo è importante portare nei processi gli studi scientifici - e non ci sono aspetti sanzionatori per il genitore alienante".

Perché in Italia la legge sull'affido condiviso fa così fatica ad essere applicata?
"Ci sono vari fattori. Innanzitutto nel nostro Paese si fa fatica a introdurre nei tribunali le conquiste della scienza. Molti studi, come approfondito anche dal dottor Vezzetti, dimostrano inequivocabilmente quanto sia importante per i figli la presenza sia del padre che della madre. E' dimostrato a livello scientifico che la mancanza della bigenitorialità causa squilibri psicologici nei bambini e nei ragazzi, che più frequentemente incontrano problemi scolastici,  tabagismo, alcolismo, difficoltà socio-relazionali".

Quali altri fattori intervengono?
"Ci sono solidi retaggi culturali che vedono ancora la madre come punto di riferimento principale e che andrebbero abbattuti. La ripartizione paritaria dei tempi fra i due genitori porterebbe necessariamente la diminuzione della conflittualità che scoppia in tribunale. Ci sarebbero meno litigi per decidere quante ore a casa dell'uno e dell'altro e anche la suddivisione degli oneri economici sarebbe meno sbilanciata, dovendo entrambi gli ex coniugi mantenere i fgli per un tempo paritario. In questo modo si snellirebbero anche i tempi lunghi della giustizia. Infine, bisogna sottolineare che ci sono tanti interessi di lobby, dagli avvocati ai consulenti, che non intendono spezzare equilibri di categorie professionali molto ben consolidati".

Come si può cambiare questa situazione?
"Bisogna animare il confronto e riacquistare il dialogo su queste nuove realtà. Sensibilizzare le coscienze per modificare poco a poco i retaggi culturali, anche se il percorso sarà sicuramente lungo. Poi c'è l'aspetto normativo: lavoriamo per la modifica della legge 54/2006, che in linea di principio ci piace, ma è totalmente disapplicata nei tribunali. Se ne discute da due anni, grazie all'impegno delle senatrici Baio e Gallone, e attualmente se ne sta occupando la Commissione Giustizia del Senato. Speriamo che entro questa legislatura si raggiunga l'obiettivo".

Quali modifiche legislative chiedete?
"Chiediamo che venga ufficialmente e inequivocabilmente  introdotta nella legge la suddivisione paritaria dei tempi, a parte ovviamente i casi di gentiori con gravi disagi socio-psicologici. Perché attualmente viene riconosciuto il principio dell'affido condiviso, ma nella realtà non viene applicato. Anzi, i tribunali haanno introdotto la pratica del collocamento principale del minore presso un solo genitore: la legge 54/2006 non lo prevede, è totalmente inventato".

Come l'ANFI si distingue dalle altre associazioni già presenti nel settore?
"L'associazione è nata lo scorso dicembre dopo l'incontro con Vittorio Vezzetti (medico pediatra, responsabile scientifico nazionale ANFI e autore del libro "Nel nome dei figli"). La nostra associazione si differenzia dalle altre - dall'AMI (Associaione Matrimonialisti Italiani) e dall'AIAF (Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia e i Minori) per citare due esempi di realtà di cui comunque faccio già parte - perché non è costituita da esponenti dello stesso ordine professionale, ma da operatori provenienti da ambiti professionali diversi: pediatri, medici, psicologi, mediatori, avvocati. Vogliamo dare un supporto alla famiglia a 360 gradi, anche prima che la crisi di coppia sia definitiva e si arrivi al giudizio".

 

I DATI (forniti dal pediatra Vittorio Vezzetti)

- In Italia ci sono un milione di minori figli di separati (in precedenza spostai) e 200mila minori figli di coppie separata (che non sono mai state sposate)

- 200mila affetti da disturbi psicologici, il doppio rispetto ai figli dei non separati

- Un morto ogni tre giorni e tre feriti al giorno

- Ogni anno 25mila minori perdono i contatti dopo la separazione con uno dei genitori (in pratica, orfani di genitore vivo)

- In Lombardia e Piemonte si contanto 40 separazioni su cento matrimoni, in Val D'Aosta oltre 50, in Liguria 42. Per fare un confronto, il Belgio è a quota 70 su 100

- il 30-50% degli utenti mense Caritas sono separati, così come il 40-60% degli utenti di dormitori pubblici

- in Italia ci sono 800mila papà separati

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Fonte affaritaliani.it

 

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