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Femminismo finanziato sottobanco? PDF Stampa E-mail
Giovedì 15 Marzo 2012 00:00

Ieri sera, alla sala civica del mio comune, ho assistito ad una rappresentazione di un’attrice, peraltro molto brava, sul tema della situazione femminile.  L’attrice impersonava diverse donne, tutte impegnate nell’affannosa ricerca di un lavoro stabile, a cercare di sfuggire dal precariato, costrette ad una serie di lavori nella migliore delle ipotesi frustranti, ripetitivi, quando non addirittura umilianti o alienanti.

Pensando alla situazione di molte, costrette a fare le corse per un mestiere che il più delle volte permette a malapena di sopravvivere, a lasciare i figli ancora piccoli in anonimi asili, se non a rinunciare del tutto alla maternità, non ho potuto fare a meno di pensare che quello che ci viene spacciato come progresso, come evoluzione, molte volte non sia altro che un imbroglio e una involuzione, un allontanamento dallo stato armonioso di natura.

Mi è tornato alla mente Aaron Russo (fra l’altro produttore del bellissimo “Una poltrona per due”, con Eddie Murphie), che, in una lunga intervista con Alex Jones (www.prisonplanet.com) fra le altre cose racconta di come, nel breve periodo in cui frequentava David Rockefeller, rampollo di una delle dinastie che controllano il mondo, questo gli avesse raccontato una serie di “segreti” a dimostrare a loro potenza, nel tentativo di co-optare Aaron ( Russo era governatore dello stato del Nevada, quindi non proprio l’ultimo arrivato).

Ad esempio, sul movimento di liberazione della donna, Rockefeller chiede a Russo: “Secondo te, cosa è stato il movimento femminista?” e Russo, come probabilmente risponderebbe il 100% di noi, più o meno le solite banalità: “Beh, una cosa buona, la donna che si libera, non è più schiava, può uscire a lavorare, realizzarsi,…”

E Rockefeller: “Vedi che non sai proprio niente? Siamo stati noi a finanziare e promuovere il movimento femminista. E vuoi sapere perchè? Per una serie di motivi, ma ti cito i due principali: primo, se la donna lavora fuori, possiamo tassare anche il suo lavoro, cosa che non possiamo fare se lavora in casa; secondo, perchè così possiamo togliere i bambini fin dall’infanzia dal controllo della famiglia, e metterli sotto il controllo dello stato.”

Questa potrebbe sembrare una sparata, ma -udite udite- pochi anni fa Gloria Steinem, una delle figure di punta del movimento femminista americano, ha rivelato in una intervista che il movimento di liberazione della donna era segretamente finanziato dalla CIA. Così tutti quelli che manifestavano, in parte anche contro l’establishment, non sapevano di essere manipolati, finanziati e diretti segretamente dalle emanazioni di quell’establishment che volevano combattere.

A ben pensarci, fra un donna che cura dei figli, fa i compiti con loro, gioca con loro, si occupa della casa, e una che passa 10 ore al giorno a rispondere ad un call center, o a passare prodotti alla cassa, o a controllare numeri ad un terminale, possiamo dire che la prima è meno realizzata delle altre? Sì, secondo la propagandistica ufficiale. No, secondo il buon senso. Spegnete la TV, accendete il buon senso.

Svegliamoci, svegliamoci, svegliamoci.
Lettera firmata

 

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