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Chi si separa e ama i figli sceglie l’affido alternato. PDF Stampa E-mail
Sabato 28 Luglio 2012 18:02

Un avamposto importante conquistato nel nome dei figli.

Un evento molto importante, quasi di portata epocale, si è verificato nell’ambito delle audizioni della Commissione Giustizia del Senato relative al DDL 957 per la riforma dell’affido condiviso.

Il Collegio Nazionale degli Ordini degli Psicologi ha infatti depositato un documento innovativo nel quale esprime un parere assolutamente positivo nei confronti delle cure paritetiche e dell’affido alternato.

Il documento cita innanzitutto due importanti ricerche, ovviamente estere dato che in Italia l’affido alternato non è mai stato utilizzato su larga scala. Queste hanno evidenziato non solo una sostanziale innocuità ma addirittura importanti benefici sui minori derivanti dalla custodia alternata.

Cade così, di fronte alle più autorevoli acquisizioni scientifiche, un primo paradigma ideologico dietro al quale la nostra magistratura (seguita da tanta avvocatura) si è trincerata da decenni: “l’affido alternato è nocivo, è destabilizzante”.
Chissà cosa diranno ora il Prof. Carlo Rimini, la Prof.ssa Ferrando, il Sottosegretario Casellati, l’Associazione italiana dei Magistrati per i Minorenni e la Famiglia, l’avvocato Gassani, le Camere Minorili Penali, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, l’AIAF che, spingendosi su un terreno scientifico a loro non congeniale, ultimamente si erano espresse contro l’alternanza.

Il dramma derivante dalla grossa difficoltà con cui il magistrato medio italiano (dotato giuridicamente ma a differenza del collega anglosassone spesso digiuno di basi e mentalità scientifica) tende ad acquisire nel proprio lavoro le informazioni provenienti dai laboratori e dagli operatori scientifici non è nuova: i “geni della violenza” sono arrivati come motivo di attenuante in un Tribunale italiano 15 anni dopo l’esordio statunitense e il test del DNA oltre 4 anni dopo l’esordio britannico.

Il Collegio Nazionale cita poi, a supporto della necessità di un coinvolgimento paterno promosso anche dalle leggi, uno straordinario studio epidemiologico pubblicato nel 2007 sulla rivista degli Acta Pediatrica e già divulgato da Vittorio Vezzetti nel 2009 sulla prestigiosa Rivista della Società italiana di pediatria preventiva e sociale. Qui il contributo paterno, concettualizzato come Tempo di coabitazione, Impegno e Responsabilità ha dimostrato con validazione statistica (nella rivisitazione di 24 studi longitudinali svolti in 4 Continenti) di essere in grado di ridurre i problemi psicologici nelle giovani donne, di ridurre il disagio comportamentale e la delinquenza nei ragazzi, di migliorare lo status economico dei minori, di migliorare lo sviluppo cognitivo.

Cade così un altro mito della Psicologia forense espresso dalla frase “quello che conta non è la quantità ma la qualità”, dietro alla quale CTU e magistrati si sono spesso nascosti al momento di definire diritti di visita di poche ore al mese. Invece la ricerca medica internazionale ha studiato e definito l’importanza della variabile Tempo (quindi la quantità) smentendo il vetusto assioma. Anche perchè è difficile fornire buona qualità se si ha a disposizione una quantità di tempo spesso ridicola e in condizioni ostili.

Con buona pace della maggior parte degli operatori del Diritto il Collegio Nazionale degli Psicologi ha fornito un parere chiaro e scientificamente inoppugnabile sui benefici dell’alternato e delle cure paritetiche. Dietro a cosa si nasconderanno ora i nostri amici magistrati per continuare a emettere i soliti provvedimenti sbilanciati che finio a luglio campeggiavano su un facsimile di proposta suggerito dal sito del Ministero della Giustizia?

Leggi anche L’Ordine Nazionale degli Psicologi favorevole al vero affido condiviso

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