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Genitori e Figli
“Noi, privati dei nostri figli” L’altro lato della festa del papà – di Lorenza Pleuteri PDF Stampa E-mail
Martedì 20 Marzo 2012 00:00

Presidio di protesta di alcuni padri separati che Rivendicano un maggior ruolo nell’educazione dei figli: “Le leggi parlano di parità, ma spesso non sono applicate”

Padri separati. Padri interrotti. Padri privati del loro ruolo, dei figli, dell’autonomia economica. Padri invisibili. Nella giornata dedicata ai papà – festa affettuosa, gioiosa, consumistica – a Bologna sono scesi in piazza i rappresentati dell’associazione Genitori sottratti (www.genitorisottratti.it), in presidio davanti al Tribunale di via Farini e poi in piazza Maggiore e fuori da una scuola superiore di via Manzoni.

 
La PAS nella Storia del mondo. Parte II: La PAS da Napoleone alle suffragette . PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Febbraio 2012 00:00

A cura del Prof. Marco Casonato*. Oltre alle fonti più antiche nella tragedia greca e romana, molto più vicino a noi è possibile rilevare segnalazioni di situazioni in cui sono presenti le componenti più tipiche della PAS nel corso dell’800. Laurence Stone (1993) illustre storico del matrimonio e del divorzio inglese, presenta in uno dei volumi componenti la sua quadrilogia su matrimonio e divorzio nell’Inghilterra dal ‘500 all’800 la riscostruzione rigorosa delle norme e degli orientamenti della magistratura in alcuni casi giudiziari cruciali.

Infatti un dato rilevante consiste nella correlazione della configurazione della sindrome della PAS con il sistema giuridico e l’apparato giudiziario di una certa epoca storica. Tra l’altro ciò si correla significativamente con il genere del genitore alienante: nelle società che privilegiano il padre, il genitore alienante è tendenzialmente il padre, mentre nelle società che privilegiano la madre, il genitore alienante è la madre, in entrambi i casi ciò si realizza stante un ben determinato orientamento favorevole a priori del sistema giudiziario, o anche sulla base delle prassi ed usi di chi decide in una data epoca e in una data società.

Tra il ‘700 e l’  ‘800 nell’Inghilterra imperiale prevaleva una subordinazione totale della donna ai mariti sia sul piano teorico, legale e quotidiano persino più pesante di quella dei paesi musulmani. Tale dominazione era mitigata solo dall’intelligenza e dalle capacità di resistenza di alcune donne e da un’eventuale attitudine magnanima e di larghe vedute di alcuni mariti. Tra l’altro le donne perdevano - separandosi - tutti i contatti coi figli salvo la benevolenza dell’ex-marito, e perdevano anche i loro beni che continuavano ad essere gestiti dall’ex-marito.

Attraverso la lettura degli atti di causa e di epistolari Stone (1993) ricostruisce il sofferto divorzio tra la marchesina Emily Cecil di Salisbury e suo marito l’irlandese George figlio di Lord Nugent conte di Westmeath. La nobildonna sposatasi nel 1812 ebbe una figlia nel 1814, ma i coniugi si separarono già nel  1818.

In particolare la marchesa rimproverava già appena dopo la nascita della figlia la frequentazione del marito con una amante irlandese da cui già ai tempi del servizio militare aveva avuto un figlio e con cui aveva, durante il matrimonio con Emily, generato un altro figlio illegittimo. Nel 1815 le relazioni coniugali peggiorarono al punto che un nobile amico di famiglia Henry Widman Wood organizzò una riconciliazione in cui il conte si impegnava a non frequentare più, ne’ ad avere contatti di sorta con l’amante da cui aveva avuto oramai due figli non riconosciuti.


Ma nell’estate del 1817 Emily lasciò definitivamente il marito portando con sé la figlia Rosa ed iniziando le complesse procedure per il divorzio sulla base di una asserita crudeltà e brutalità dello stesso conte che si sarebbe sostanziata nella richiesta di pratiche erotiche che la nobildonna riteneva disdicevoli per una signora e per il fatto di averla una volta sculacciata nel corso di un attacco d’ira durante un litigio coniugale. Ma nei mesi successivi il conte scrisse ad Emily una serie di lettere d’amore toccanti ed appassionate in cui esprimeva la sua profonda sofferenza per la decisione della moglie.

Anche i Salisbury genitori di Emily si opponevano al divorzio. Si giunse dunque coi buoni uffici di Wood ad un nuovo accordo che prevedeva una ripresa della convivenza e dei rapporti sessuali a fronte di un impegno anche economico del conte nei confronti della moglie e della figlia qualora si fosse comunque arrivati ad un divorzio.

Il conte garantiva preventivamente ad Emily la collocazione, custodia e pieno controllo della figlia Rosa, oltre al completo mantenimento economico della stessa in caso di futura separazione. Ma nel corso della seconda inaspettata gravidanza di Emily i rapporti peggiorarono e nel maggio 1818 Emily e George iniziarono a dormire in letti separati. La situazione precipitò entro breve tempo ed i coniugi si separarono di fatto, pur restando il conte ad abitare nelle medesima abitazione.

La marchesa Emily Cecil Westmeath era una cara amica d’infanzia del duca di Wellington che era palesemente preso da questa affascinante e orgogliosa giovane donna, sua lontana cugina, da poco separata al punto di essere sfidato a duello, lui l’eroe di Waterloo, dal conte George Westmeath gelosissimo della sua ex-moglie, o apparentemente tale forse al fine di creare l’impressione pubblica che potesse esservi una relazione amorosa tra la ex moglie ed il famosissimo duca al fine di trarne un vantaggio in corso di causa di divorzio attualmente o in futuro.


Wellington si profuse in scuse evitando il duello che lo avrebbe visto disdicevolmente troppo in vantaggio sullo sfidante. Il conte George comunque anche in altre successive occasioni ebbe a litigare anche in pubblico col duca per la sua frequentazione di Emily. Il duca, di poche parole, peraltro con molto aplomb sostenne che Emily era separata e quindi poteva frequentare chi voleva senza il preventivo assenso dell’ex-marito.

A margine di questa insistita costruzione il conte nel 1818 intentò causa ad Emily per ottenere la collocazione di Rosa e del bebè maschio presso di sé. Il giudice Lord Eldon decise a favore del padre collocando presso di lui entrambi i minori. Il conte George dopo aver portato i bambini in Irlanda cessò di corrispondere ad Emily gli alimenti.

Ma nell’estate 1819 il maschietto morì per un idrocefalo, nel momento della tragedia il padre, forse anche oberato di sensi di colpa per la perdita del figlio maschio, acconsentì che la piccola Rosa, di salute precaria, tornasse a Londra con la madre sia pur con una governante di fiducia del conte al seguito.


Ma ai primi del 1820 il conte si convinse di un tentativo di alienazione della figlia Rosa da lui, ritenendo la moglie impegnata ad “.. avvelenare la mente della bambina contro di me”. Così, inaspettatamente, il 12 marzo 1820 la governante prese Rosa e la riportò al domicilio paterno in Irlanda. Emily si rivolse alla giustizia immediatamente richiedendo la collocazione della minore presso di sè, ma il giudice Lord Dallas seguì l’antica prassi di stabilire che il padre aveva titolo in punto di diritto alla custodia della figlia. Così la bambina restò col padre in maniera definitiva.

La marchesa Emily Cecil era ora sola e disperata a Londra, ma poiché era in eccellenti rapporti con la prosperosa amante di re Giorgio IV, lady Conyngham, questa le procurò un appartamento a St.James nel momento del bisogno. Ma Emily Cecil era anche una intraprendente dama di corte molto vicina alla giovane futura regina Adelaide con la quale era in amicizia sin da prima del matrimonio col duca di Clarence poi re William IV dal 1830 quando succedette a Giorgio IV. Queste entrature aiutarono molto Emily ad incidere nel tempo sull’ordinamento, ma risultarono inutili ai fini più immediati dei rapporti con la figlia Rosa.

Tale circostanza ben mostra quanto il tema dell’alienazione parentale in corso di aspri divorzi da sempre metta in seria difficoltà anche persone benestanti e persino assai ben introdotte nelle stanze del potere. Solo la tenacia della marchesa e le sue potentissime entrature a corte porteranno dopo lunghi anni di sofferenze e strenue lotte a modifiche ordinamentali di portata storica, ma ciononostante nulla potè impedire l’alienazione dalla figlia che - affidata per sempre al padre - si rifiutò sempre di incontrarla e le scrisse dopo anni solamente una lettera fredda e formale soggiacendo meramente agli obblighi della buona educazione dell’alta società al momento in cui decise di sposarsi ed era dunque tenuta ad informare e a chiedere un permesso per convolare a nozze anche alla madre almeno per salvare la forma.

Ma nell’800 anche i borghesi erano possibili vittime dell’alienazione parentale. Ad esempio nel 1827 nel divorzio dei coniugi Ball nella circoscrizione di Canterbury  il padre della minore descrive il tentativo della moglie di alienare la figlia da lui cancellandone l’affetto (Times, Londra, 7 agosto, 1827).

Neppure il Nuovo mondo è esente dalle asperità delle separazioni. Cinquanta anni dopo a New York  nella causa di divorzio tra i coniugi Guillot la madre dei minori accusa il marito di svalutare la sua figura coi bambini e di “intossicare” la loro mente mettendoli contro di lei (New York Times,  16 ottobre, 1877).

Sempre a New York nel distretto di Brooklyn in corso di divorzio dei coniugi Hyland la madre dei minori accuserà il marito di impedirle contatti coi figli “allo scopo di alienare il loro affetto da lei” (Brooklyn Daily Eagle, 29 agosto, 1883).

Ancora nel 1904 in corso di divorzio dei coniugi Carter che inizia nel Tennessee e poi prosegue nella circoscrizione di New York la madre accusa il coniuge di “aver sottratto il bambino e di metterlo contro di lei”, ed emerge come la famiglia paterna abbia stimolato un odio ingiustificato nel bambino sino ad indurlo a rifiutarsi di incontrare la madre (New York Tribune, 29 luglio, 1904).

Come si vede, sono principalmente, ma non esclusivamente, le condizioni storiche che prevedono pregiudizi a favore dell’uomo o della donna nel sistema giuridico vigente e nella prassi giudiziaria a rendere o il padre o la madre genitore attivamente alienante, mentre la eventuale psicopatologia individuale di un genitore e quella familiare coinvolgente la famiglia allargata per potersi esprimere in una forma di PAS richiedono un divorzio conflittuale impaludato in difetti del sistema giuridico e nelle disfunzioni dell’ amministrazione quotidiana della giustizia. Come si osserva nell’800 il genitore alienato è più spesso la madre in società in cui il ruolo del padre è preminente, mentre via via il padre diverrà la figura alienata più di frequente nel corso del ‘900.

I ruoli infatti si invertiranno progressivamente a seguito del progredire dell’emancipazione femminile ed al progressivo diffondersi nella seconda metà del secolo di una dottrina psicologica che indurrà vieppiù il grande pubblico del ‘900 a credere nell’esistenza di una qualche intrinseca superiorità della donna nell’allevamento dei figli nelle società cosiddette occidentali ribaltando così il modello, le prassi e gli usi, e l’orientamento giuridico prevalente dell’800.

* Il Prof. Marco Casonato è docente presso L'Università Milano-Bicocca


Fonte: adiantum.it - M. Casonato

 
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