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L'ecatombe dei negozi: 224.000 chiusi per la crisi. 'Via l'IMU, no aumento IVA' PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Giugno 2013 11:50

«Tra 2008 e 2013», fra commercio e turismo c'e stata «un'enorme quantità di chiusure». Mancano all'appello «224.000 titolari e tantissimi collaboratori». Così il presidente Confesercenti Marco Venturi. «Un'ecatombe: ogni giorno chiudono 5 negozi di ortofrutta, 4 macellerie, 42 di abbigliamento, 43 ristoranti,40 pubblici esercizi» ha aggiunto.

«Non possiamo accettare una manovra che abbassi l'Irpef e alzi l'Iva, che abolisca l'Imu e aumenti la Tares o viceversa. Abbiamo bisogno di una vera riforma che riduca la pressione fiscale e valorizzi le imprese e il lavoro rispetto alle rendite ed ai patrimoni».

«No all'aumento dell'Iva e no alla Tares», ha detto Venturi indicando questo punto tra le «vere e proprie barriere allo sviluppo». «No a sanzioni abnormi di Equitalia a carico di chi non dichiara e non può pagare», ha aggiunto parlando all'assemblea dell'organizzazione.
«L'economia illegale rappresenta l'11% del Pil e raggiunge la soglia di 174 miliardi di euro, non paga tasse e contributi e fa concorrenza a chi opera alla luce del sole», ha sottolineato il presidente della Confesercenti parlando all'assemblea dell'associazione. «Su 800 miliardi di spesa pubblica, ben 60 finiscono, secondo le stime di varie istituzioni, nell'alveo degli abusi e della corruzione» ha detto.

BASTA AUSTERITY «Dopo cinque anni di crisi, di mancata crescita, di politiche di austerità dobbiamo cambiare strategia». A chiederlo è il presidente della Confesercenti Marco Venturi che aggiunge: «O riprende il mercato e la domanda interna oppure la chiusura delle imprese assumerà ritmi sempre più vertiginosi». «Dobbiamo rinegoziare con l'Europa, con tutta l'Europa e non solo con la Germania, le condizioni ed i vincoli che ci stanno strozzando ed impoverendo - ha detto - in casa nostra, dobbiamo voltare pagina, diventare virtuosi, sprecare di meno, semplificare il sistema istituzionale, garantire stabilità politica, creare opportunità di lavoro e condizioni per la tenuta delle imprese».

NON SOLO ILVA, GOVERNO PENSI ALLE PMI «La crisi di un'impresa con qualche migliaio di dipendenti, conquista, giustamente, gli onori della cronaca e l'attenzione di tutti: Governo, partiti, sindacati, sindaci, giornalisti... Mentre l'enorme quantità di chiusure di piccole e medie imprese, con impatti molto più devastanti sull'occupazione, sul welfare e sui consumi, è passata troppo spesso sotto silenzio». Lo ha detto il presidente della Confesercenti Marco Venturi facendo riferimento ai grandi gruppi industriali in crisi, quali ad esempio l'Ilva. Rivolgendosi ai rappresentanti del Governo, Venturi ha quindi chiesto «se avremo finalmente un Esecutivo che imposterà la sua politica economica, partendo dalle piccole e medie imprese, che rappresentano il nocciolo duro dell'economia italiana».

PESO FISCO AL 44,4% La pressione fiscale su famiglie e imprese è destinata a schizzare in alto se la situazione di crisi perdurerà nel 2013. Lo afferma uno studio della Confesercenti. Il peso delle tasse schizzerebbe così al 44,4%. Ad aumentare sarebbe soprattutto il prelievo sui soggetti Irpef (persone fisiche e Pmi a base personale): da un lato, in modo esplicito, per effetto degli aumenti di addizionale deliberati da Regioni e Comuni (205 euro il maggior onere che risulterà a carico del contribuente «medio» a fine 2013, rispetto a sei anni prima); dall'altro - prosegue lo studio - attraverso il fiscal drag, un maggior prelievo di ben 416 euro (sempre a livello di contribuente medio) prodotto solo dal rigonfiamento monetario del reddito (invariato in termini reali) e pur in presenza di una struttura Irpef rimasta ferma al 2007.

RISCHIO INERZIA Un'eventuale inerzia della situazione di crisi per tutto il 2013 farà precipitare Pil, reddito delle famiglie, e occupazione. Lo afferma uno studio della Confesercenti. Il Pil subirebbe un'ulteriore caduta per circa 20 miliardi, portando a 126 miliardi la perdita accumulata dal 2008. I consumi precipiterebbero ancora di più: agli 85 miliardi svaniti fra il 2008 e il 2012 si andrebbe a sommare la flessione attesa per il 2013 per altri 60 miliardi. Gli oltre 145 miliardi di consumi «persi» negli ultimi sei anni, sottintendono una contrazione di spesa pari, mediamente, a quasi 6000 euro a famiglia. Conseguenze queste dei livelli di reddito scesi ai minimi. Nel 2013, di fatto ogni nucleo familiare vedrà mediamente ridotto di quasi 4 mila euro il proprio potere d'acquisto, dice ancora Confesercenti. Si accentuerebbe poi la perdita di occupazione: a quota 1,6 milioni i posti di lavoro persi a partire dal 2008, una flessione che coinvolgerebbe in egual misura il lavoro dipendente e quello «indipendente» (oltre 434 mila unità perdute).

 

 

http://www.leggo.it/NEWS/ECONOMIA/crisi_confesercenti_ecatombe_negozi_imu_iva/notizie/294037.shtml

 

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