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Rubò un bacio alla barista: condannato per abusi PDF Stampa E-mail
Lunedì 26 Settembre 2011 00:00

Un bacio rubato è violenza sessuale. Lo ha stabilito il tribunale di Cremona che oggi ha condannato a un anno e otto mesi di reclusione un uomo di 34 anni, che nel giugno di quattro anni fa, in un locale pubblico, afferrò per la testa la barista di 23 anni che gli serviva al banco un caffè e la baciò sulle labbra. Un «bacio alla francese» e non «a stampo», come aveva detto, in fase di denuncia, la vittima, che a causa dello choc subito, qualche mese dopo si era licenziata per non incontrare più il molestatore.

Il presidente del collegio Ivano Marco Brigantini, con i giudici Andrea Milesi e Francesco Sora, ha riconosciuto all'imputato, Angjelin M., albanese, l'attenuante della minore gravità del fatto e lo ha inoltre condannato a risarcire danni per 2.500 euro alla vittima che «nel dicembre successivo all'episodio si licenziò per evitare di incontrare quell'uomo al bar. »La mia assistita ancora oggi vive in uno stato di terrore, ha paura e, a livello emozionale, sono ancora in corso sofferenze traumatichè, ha evidenziato l'avvocato di parte civile Stefania Maccalli.

Il pm Francesco Messina aveva chiesto per l'imputato un anno e un mese di reclusione. I fatti risalgono al 3 giugno del 2007. Angjelin aveva bevuto troppo quella notte e quando entrò nel bar, il suo stato di alterazione era visibile. Domandò ancora da bere, ma incassò un rifiuto. Optò per un caffè e quando la barista gli mise la tazzina davanti, lui con fare repentino le afferrò il volto con le mani e con la forza la baciò. Intervenne il titolare del locale, strattonando l'aggressore.

Nella sentenza ci si è rifatti al precedente, in Veneto, di un uomo che nel tentativo di riconquistare la ex, le strappò un bacio. Nel 2007, la Terza sezione penale della Cassazione confermò la condanna a 1 anno e 1 mese di reclusione. E c'è il caso (accaduto a Genova), di un assistente capo della polizia che strappò il bacio a un collega sull'auto di servizio.

Nel 2006, la Cassazione rigettò il ricorso dell'imputato, condannato in via definitiva a 1 anno e 2 mesi di reclusione. In entrambi i casi, i giudici della Terza sezione penale avevano osservato che nella nozione di «atti sessuali si devono includere non solo gli atti che coinvolgono la sfera genitale, bensì tutti quelli che riguardano le zone erogene su persona non consenziente» e che tra gli atti «suscettibili di integrare il delitto di violenza sessuale, va ricompreso anche il mero sfioramento con le labbra sul viso altrui per dare un bacio, allorchè l'atto, per la sua rapidità e insidiosità, sia tale da sovrastare e superare la contraria volontà del soggetto passivo».

 

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