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"Allarmi, allarmi: ci hanno clonato!". Ma era una bufala e il gruppo di FB ringrazia Il Fatto Quotidiano. PDF Stampa E-mail
Sabato 21 Luglio 2012 23:00

Di seguito riportiamo l'interessante nota critica pubblicata dal gruppo FaceBook oggi violentemente attaccato dal blog femminista de Il Fatto Quotidiano.

Perché “NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE” ringrazia "Il Fatto Quotidiano"?

Perché l'articolo pubblicato oggi, “Clonati i siti contro la violenza sulle donne: “Non andate nei centri di ascolto” ” (vedi foto in basso), e che qui volentieri linkiamo (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/21/violenza-sulle-donne-sul-web-diventa-nazi-femminismo-non-andate-nei-centri-di-ascolto/300754/), è la dimostrazione piena e perfetta di come questo nostro spazio sia un vero spazio di democrazia e civiltà, e di come questa pagina per una vera lotta contro la violenza sulle donne stia -proprio per questo- riuscendo a cambiare una cultura integralista e violenta, e di come, per converso, stia iniziando un totale distacco del pubblico della Rete da quell'integralismo talebanico e femministoide di alcuni siti che si spacciano contro la violenza alle donne incitando però alla criminalizzazione di tutto il genere maschile.

E non solo!

Ringraziamo “Il Fatto Quotidiano” perché con questo articolo ci da una prova piena e perfetta di come certa gente accampi impunemente un preteso diritto di prelazione su concetti nobilissimi quale la lotta contro la violenza sulle donne, ma di come il popolo del WEB non conceda più a scatola chiusa diritti del genere.

Cos'è successo, insomma?

Un guaio....!

Le sorelline (e i sorellini!) di tanti siti web, hanno dovuto ricorrere alla tutela del “FATTO QUOTIDIANO”, perché -e questo lo si vede benissimo- i numeri parlano molto chiaro: pagine come la nostra raccolgono centinaia di migliaia di consensi, e loro no.

E questo significa solo un fatto: un Fatto Vero, e non ...Quotidiano: il modo che queste “sorelline” hanno di concepire la lotta alla violenza sulle donne, sul WEB non regge più: perché è una lotta che in realtà maschera solo odio sessista e razzista.

I numeri dimostrano proprio questo, oltre ogni dubbio (e a meno che non si voglia pensare che 464.980 persone che hanno cliccato sulla nostra pagina il “MI PIACE” sono tutte stupide): e cioè che la nostra linea culturale (e, se vogliamo, ideologica) è quella che più incontra il consenso della gente.

Del popolo del WEB. Di quello cioè che legge, ragiona, ed apprezza la nostra linea di pensiero.

E detesta invece, o forse semplicemente non condivide, i toni violenti, razzisti, pericolosi, di tanti siti che dietro il populistico slogan di No alla violenza alle donne fanno solo opera di incitamento alla violenza.

E così, di fronte allo strapotere dei nostri numeri, le sorelline hanno dovuto invocare l'aiuto del fratello maggiore, e chiedere alla tastiera della signora Lonigro una difesa d'ufficio infarcita di dati non veritieri, indimostrati, travisati.

Una sponsorizzazione ideo-mediatica che sancisce come la gente sia stufa della violenza e degli stereotipi che si respirano in tutti i siti “femministi doc” citati in questo articolo (e che indichiamo volentieri, proprio perché dimostra che la gente di questi siti non ne può più).

Un articolo, questo della signora Lonigro, che per cominciare la spara grossa sin dal titolo: “clonati i siti femministi”, è lo squillo ideo-mediatico con cui “Il Fatto Quotidiano” apre l'attacco.

Laddove la parola in questione stabilisce dunque -e da subito- una sola e ben precisa verità.

Questa: ci sono appunto dei gruppi ideologici che pretendono di avere il monopolio totale e del tutto antidemocratico delle parole d'ordine che strumentalizzano, e se non ci riescono cominciano a produrre accuse false contro chi non è dalla loro parte.

Una chiave, questa, che curiosamente vediamo riprodotta su varie scale.

Che vuol dire, infatti, “Clonati i siti contro la violenza sulle donne: “Non andate nei centri di ascolto” ”? Clonare, in italiano, ha un significato ben preciso, e indica quando si riproduce un qualcosa in modo identico.

Nel caso di un'opera dell'ingegno, o di un sito, indica l'aver compiuto un reato ben preciso: cioè l'aver copiato integralmente qualcosa di proprietà altrui.

Per caso -qualcuno ci risponda- questa pagina di Facebook è la riproduzione integrale di altre pagine?

Per caso “No alla violenza sulle donne” è una frase con un copyright o, peggio ancora, un Dogma Ecclesiale per parlare del quale occorra avere la dispensa di qualche Papa o, meglio mi sento, di qualche Papessa?

Per caso il “Fatto Quotidiano”, nella persona della signora Ilaria Lonigro che firma l'articolo, sta dichiarando che questa e altre pagine o siti sono l'illecita integrale scopiazzatura di altri?

Bene: andassero a denunciare il fatto, perché stanno accusando chi scrive in questa e altre pagine di commettere un ben preciso reato.

Se così non è, abbiamo l'impressione che il titolo in questione ha contenuti che saranno valutati dai nostri legali, dal momento che accusare qualcuno in pubblico di un reato potrebbe rientrare in una ben precisa fattispecie penale.

A parte ciò, bisogna poi sottolineare un dato: come certi raggruppamenti ideologici siano realmente portatori di valori antidemocratici, perché non solo si sentono depositari di frasi, slogan, parole d'ordine, e soprattutto valori ed etiche, ma come questi gruppi non abbiano alcuna considerazione per il confronto e la democrazia.

Soprattutto, l'articolo che accusa questa pagina di essere un clone che disinforma la gente (fra l'altro accusandoci di utilizzare falsi dati statistici. Ci dicessero quali e dove! L'articolo lancia il sasso, ma non dimostra nulla!), dimostra un punto.

E cioè che in Italia non si ha il diritto di avere una propria opinione.

Che c'è sempre un diktat dogmatico a cui sottostare e un imprimatur papale da chiedere al potente di turno.

Che prima di parlare bisogna chiedere il permesso a chi pretende di avere la verità in tasca e in tastiera.

La nostra opinione è che la lotta contro la violenza alle donne si faccia ricalcando posizioni ben precise, che sono quelle del Femminismo Individuale di Wendy McElroy, e i contributi di Erin Pizzey (*).

La nostra opinione è che vi è in atto una criminalizzazione del genere maschile e che questo esaspera proprio la violenza contro le donne.

La nostra opinione è che molte delle donne che dichiarano di difendere le donne dalla violenza, in realtà usino le donne per combattere la loro battaglia sessista e razzista.

E la mancata tutela dei diritti delle lesbiche dalla violenza di coppia ce lo dimostra.

La nostra opinione è che in alcuni centri antiviolenza si possano strumentalizzare i problemi di coppia per ottenere sovvenzioni pubbliche, sovvenzioni che arrivano ospitando donne convinte ad allontanarsi di casa denunciando il proprio ex marito, da cui allontanargli i figli.

Vorremmo che alcuni di questi centri anti-violenza tirassero fuori i numeri, e ci dicessero quante volte le loro ospiti hanno visto realmente i loro ex partner condannati in tutti i gradi di giudizio.

La nostra opinione è che molti centri antiviolenza, così come i teorici della violenza sulle donne ci spiegassero perché ci sono PM donne che parlano apertamente di false denunce di violenza, perché in questi centri antiviolenza non sono mai ricoverate lesbiche vittime di violenza di coppia, e perché nell'ultima indagine ISTAT circa i poteri decisionali all'interno delle coppie italiane, da sette ad otto donne su dieci hanno dichiarato di avere lo stesso potere del loro partner.

Ce lo spiega, tutto questo, la signora Lonigro, o secondo lei non è ...un Fatto Quotidiano?

Chiudiamo allora, con un bel grazie.

Grazie, signora Lonigro, e grazie a “Il Fatto Quotidiano”, per aver dimostrato la bontà di questa pagina.

Grazie per aver dimostrato con l'articolo in questione che la nostra linea culturale e professionale sta acquistando sempre più favori nel WEB.

Grazie per aver dimostrato che le sorelline dei siti “femministi doc” hanno bisogno di articoli come questo: che già dal titolo si dimostra falso. Salvo continuare con una cascata di mistificazioni, dati indimostrati, prevaricazioni ideologiche.

E grazie ora a chi ci segue: con occhio critico, ma sicuramente con coraggio e onestà.

 

(*)

Erin Pizzey, attivista inglese proprio rispetto alle violenze familiari, ben conosciuta per i suoi lavoro e le sue iniziative sul tema della violenza domestica e -soprattutto- per aver aperto il primo rifugio del Regno Unito per donne vittime di violenza domestica, nel 1971.

Femminista di primissimo conio, dunque, che però ha condannato decisamente proprio la svolta politica presa dal movimento femminista, sostenendo nel suo libro "Uomini o donne: chi sono le vittime?": che « Il movimento femminista ovunque ha distorto il problema della violenza domestica per i propri fini politici e per riempirsi i portafogli. [...] Osservai le femministe costruire le loro fortezze di odio contro gli uomini, dove insegnavano alle donne che tutti gli uomini erano stupratori e bastardi. Testimoniai il danno fatto ai bambini in tali rifugi » (Erin Pizzey)

Ricorderemo dunque come nel suo "Studio Comparativo delle Donne Picchiate e Donne Inclini alla Violenza" è proprio la Pizzey a distinguere fra le "vere donne picchiate" e le "donne inclini alla violenza": le prime sono definite "vittime involontarie ed innocenti della violenza del partner" e le seconde, invece, come "involontarie vittime della loro propria violenza".

Secondo tale studio, il 62% delle donne analizzate erano più accuratamente descritte come "inclini alla violenza".

Tali risultati, peraltro, sono stati confermati da altri e successivi studi , come quello di Martin S. Fiebert, della California State University, oppure quello di Malcolm J. George (Queen Mary e Westfield College di Londra.)” da Gaetano Giordano, “La Donna sta tornando segregata al Medioevo.

E ce la stanno trascinando la Mamma ...e qualche avvocatessa femminista”,

http://mobbing-genitoriale.blogspot.it/2012/06/la-donna-sta-tornando-segregata-al_18.html

 

Fonte: https://www.facebook.com/notes/no-alla-violenza-sulle-donne/un-enorme-grazie-a-il-fatto-quotidiano/10151952199710005

------

Lo screenshot pubblicato dalle femministe de Il Fatto Quotidiano si riferisce, tra l'altro, alla dichiarazione del Ministro della Giustizia afgano, Habibullah Ghaleb, riguardo ai centri anti-violenza finanziati dall’occidente con i quali il femminismo tenta di introdursi nel paese, già martoriato da anni di guerra.
Di seguito le parole del Ministro: “Molti di questi centri influenzano le ragazze dicendo loro di non ascoltare il padre se le sgrida, di non dare retta alla madre, di andare a vivere in questi rifugi.  Quali rifugi?   Quanta immoralità e prostituzione ci sono in quei posti?” fedelmente riportate sul blog dal quale le femministe hanno tratto l'immagine. (http://www.centriantiviolenza.com/the_truth_archives/centri-anti-violenza-immoralita-prostituzione/)

 

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