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Riflessioni
Dati Istat e divorzio: povertà e alienazione genitoriale PDF Stampa E-mail
Mercoledì 16 Maggio 2012 00:00

Oggi il Corriere della Sera ha pubblicato gli ultimi dati Istat lanciati dalle agenzie di stampa, che riporto:

“Nel 2009, le persone che hanno sperimentato la rottura di un matrimonio (separati legalmente o di fatto, divorziati, coniugati dopo un divorzio) sono 3 milioni 115 mila, il 6,1% della popolazione di 15 anni e più.

In seguito all’interruzione dell’unione coniugale, le donne ricoprono più spesso il ruolo di genitore solo (35,8%, contro il 7,3%), mentre gli uomini prevalentemente vivono da soli (43%, contro 25,4%) o formano una nuova unione (32%, contro 23,3%).

 
Dona un rene alla capa: licenziata! PDF Stampa E-mail
Mercoledì 25 Aprile 2012 00:00

Una donna madre di due bambini è stata licenziata dopo aver donato un rene alLA suA capoufficio.

È accaduto a Long Island, dove Debbie Stevens, 47 anni, impiegata presso un gruppo che gestisce concessionari di automobili, ha avuto il ben servito da Jackie Brucia, 61 anni, alla ricerca disperata di un donatore.

Secondo il racconto di Stevens, Brucia le aveva parlato dei suoi problemi di salute durante una visita che l’impiegata aveva fatto al suo vecchio ufficio dopo essersi trasferita in Florida. Intenerita dalla storia, Stevens – come lunedì 23 aprile ha riportato il New York Post – si è offerta in caso non fosse riuscita a trovare un donatore.

 
L’uomo femminista è “Narciso” – Di Maria Stella Conte PDF Stampa E-mail
Domenica 01 Aprile 2012 00:00

Magari finirà proprio così. Con un mondo popolato di cyborg, di angeli senza sesso, di androgini replicanti incapaci di sognare.
O magari no. Molto dipende dall’ esito di questo sfinente duello tra i sessi.

Lui è lì, adesso. Ferito a morte. Chiuso in un autismo primitivo. Regredito al primo stadio infantile. Lui cerca, e non trova, un’ immagine plausibile di sé. Qualcosa – identità si chiama – che gli racconti, e racconti al mondo, chi è. Non è così che l’ aveva pensata la Storia. E invece eccolo qui, il maschio occidentale, il prototipo virile delle civiltà industrializzate: un uomo alla continua, spasmodica ricerca di conferme, che vuole disperatamente sentirsi dire che è bello e bravo.

Non importa in cosa: va bene anche in cucina, o come padre dal cuore materno, o casalingo, o dolce e mite compagno. Non importa se vestito da una ridicola moda, o imbellettato di creme, o tirato a lucido da massaggi, personal trainer e profumi. Purché qualcuno gli dica (di nuovo) che esiste e che è il migliore. In due parole: perdutamente Narciso. Le statistiche dicono che lui non ha mai speso tanto per se stesso. Aumentano a vista d’ occhio i pazienti di psicoanalisti e psichiatri: sono proprio loro a notarlo, i custodi dell’ inconscio. Aumentano vorticosamente le vendite dei prodotti di cosmesi maschile: del 6 per cento quelle di creme e lozioni; di quasi l’ 8 per cento le acque di colonia; dell’ oltre il 3 per cento i consumi in parrucchieri. Uomo – mai come ora, concordano i professori – dal narcisismo tracimante, che ostenta sicurezza, che si mostra comprensivo, accomodante, duttile al compromesso.

Privo di morale? No – rispondono i dottori – privo di se stesso.
“Il narcisismo dell’ uomo contemporaneo è la risposta al profondo vuoto che ha dentro di sé. C’ è stato un tempo in cui il mondo gli apparteneva e ogni cosa gli parlava del suo potere, della sua forza, della sua potenza. La rivoluzione femminista ha “sporcato” l’ acqua nella quale il maschio era abituato ad ammirarsi e nella quale ammirandosi egli aveva la conferma di esistere: il ruscello erano gli occhi della madre, della moglie, dei figli. Oggi non più. Oggi tutto gli viene contestato e conteso: dal sesso, al lavoro, al rapporto con la prole.

Il narcisismo dell’ uomo è diventato allora tanto più forte quanto più è grande l’ ansia di non avere sicurezze, né punti di riferimento, né ruoli. Per la prima volta nella Storia lui deve sapere da solo che esiste”.

Così dice la psicoanalista Gianna Schelotto. E in questo narcisismo esasperato – che non è innamoramento ma disprezzo di sé, assenza, vertigine – in questo smarrimento l’ uomo gioca la carta truccata dell’ apparire. Sono i mass media, è la tv la parabola di questa ingrata sorte. “Il rispecchiamento dell’ uomo contemporaneo avviene attraverso il piccolo schermo – osserva lo psicoanalista Aldo Carotenuto – ed è caratterizzato dalla frammentazione e dalla mutevolezza dell’ identità.

Quello che oggi è vero, domani potrebbe non esserlo più. L’ oggettivazione della propria identità è, dunque, molto sfuggente. L’ uomo Narciso è quello che non ha bisogno di guardarsi allo specchio perché vive quotidianamente del riflesso che genera negli altri. Di lui si sa tutto e non si sa nulla, almeno nulla di essenziale, a parte il fatto che è un “altruista”: sempre troppo impegnato a mostrare il meglio di sé agli altri, al mondo intero per fermarsi a parlare con se stesso”. Quanta fatica vivere in un mondo che ti ride in faccia. Con la moglie che guadagna il doppio o che ti lascia solo perché è stufa di te; con il capo che è donna; con i figli che ti contestano; con il sesso che meno male, comunque, che esiste il Viagra; con la pubblicità che ti mette in mutande e ti fa piangere come un bambino se ce l’ hai piccolo… Quanta sofferenza a dover avere per rivale chi – secondo i piani – era nata per farti da spalla. E adesso sta lì a misurarti, a decidere se con te la vita vale la pena.

“Sofferenza sì, è la parola giusta. Una base narcisistica è sana e fisiologica, perché l’ amore per se stessi è anche amore per gli altri; quando però questo narcisismo si fonda, come avviene oggi, su un vuoto di identità, allora assume una consistenza preoccupante. Tutta questa smania del maschio di sedurre, di piacere, di ricevere consenso, è in realtà finalizzata al tentativo di piacere a se stesso: egli usa gli altri e li illude di amarli unicamente a questo scopo”, spiega lo psichiatra Michele Novellino, direttore dell’ Istituto Eric Berne. Che inganno aver creduto di farla franca. E che rabbia adesso. Rabbia, invidia, risentimento. Perché è questo, anche, che c’ è sotto la cenere del perduto impero. Gli episodi di violenza contro le donne – le botte, le fidanzate massacrate, le figlie violate, le mogli ammazzate, le compagne oltraggiate, le dipendenti abusate – ci parlano dello sbalorditivo desiderio di annullamento dell’ uomo verso la causa del proprio dolore.

“Generalizzare non è lecito. Quello che si può dire, però, è che una serie di indizi sono espressione di una ferita dell’ uomo: la ferita del simbolico maschile. Le mutazioni culturali, del ruolo sociale, sessuale, professionale, familiare e della trasmissione del suo nome, il nome del padre, hanno prodotto uno scenario nel quale l’ uomo si comporta come se dovesse proteggersi rispetto alla dipersione della sua identità, spingendolo ad una regressione verso una specie di narcisismo primario che ha come luogo di espressione il corpo”, spiega lo psichiatra e psicoanalista, Graziano Martignoni, docente di psicologia medica a Pavia e di psicopatologia all’ università di Friborgo.

L’ uomo femminilizzato delle sfilate, l’ uomo che ha bisogno del tatuaggio per rendere visibile un’ identità altrimenti evanescente, l’ uomo che cerca di arrivare ora e subito ai vertici del potere perché ha perso la funzione maschile di spartiacque tra generazioni, tutto questo ci dice – sostiene Martignoni – di una necessità di investimento totale sul corpo.

Paradossalmente è – quella del maschio deriso, oggi, per gli stessi valori che un tempo lo facevano grande – anche la storia di un impossibile inseguimento. Egli insegue la donna sul suo stesso terreno, alla ricerca di sé: diventa uomo di casa, esplora i territori dell’ anima, si veste e si spoglia e si trasforma; imita lei nel tentativo di camuffarsi, “così perdendo di vista l’ essenziale funzione della differenza”.

Dicono che le donne, per conquistare il potere, a un certo punto abbiano tentato di diventare controfigure maschili. Nessuno si era accorto che stava accadendo anche il contrario.

[Repubblica — 23 agosto 1999, pagina 21.]

 
Marinella Colombo condannata: sospensione della potestà genitoriale e 16 mesi di reclusione. PDF Stampa E-mail
Martedì 24 Aprile 2012 00:00

Marinella Colombo e’ stata condannata a 1 anno e 4 mesi di reclusione per aver portato via, nel febbraio 2010, i suoi due figli dalla Germania dopo che il Tribunale di Monaco li aveva affidati all’ex marito tedesco.

Attesa fin dal mattino, la sentenza nel processo a carico di Marinella Colombo (la donna milanese accusata di aver portato via, nel febbraio del 2010, i  figli dalla Germania, venendo meno alle disposizioni delle Autorità tedesche) è arrivata nel pomeriggio di oggi 24 aprile 2012.

 
Treviso, fa clonare l’ex fidanzata: 15mila euro per una bambola sexy PDF Stampa E-mail
Domenica 22 Gennaio 2012 00:00

È passato un anno e mezzo da quando l’uomo aveva varcato la soglia delle “Tentazioni”, così si chiama il sexy shop che si affaccia all’inizio della Cadore Mare. Il volto è coperto da un casco – tanto che la sua identità ancor oggi rimane un mistero -, e al titolare, Diego Bortolin, mostra una foto raffigurante il volto di una giovanissima donna, il suo vecchio amore, dando indicazioni precise: poterla fare rivivere in un corpo il più possibile reale. Così inizia lo studio della “real doll”, l’ultima frontiera dei sex toys, che venerdì è arrivata nella Marca direttamente dagli Usa. La prima a sbarcare in Italia. Ha le fattezze dell’amore perduto del 50enne: lo stesso sorriso, così è pure per il colore degli occhi e dei capelli. Fianchi formosi e seno prosperoso che veste la quinta. E la bambola dallo scheletro in titanio può riaccendere la passione del misterioso acquirente, quasi fosse un clone della donna amata.

 
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