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Quelle auto-esaltazioni femminili, tra stereotipi femministi e misandria. PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Luglio 2012 00:00

Il filosofo marxista Ernest Belfort Bax già un secolo fa definiva le femministe come “le supreme idolatre del proprio sesso“, un’azzeccatissima espressione che ancora oggi possiamo utilizzare per descrivere quel fenomeno di auto-esaltazione femminista molto presente nei mass media e nelle società occidentali.

Non sfugge purtroppo a questo fenomeno nemmeno il mondo dei blogger italiani, da quelli vicini a posizioni neocon/destrorse, a quello dei “controinformatori”, ovvero gente che ha subito il lavaggio del cervello femminista nelle università e continua ancora oggi, nel 2011, a leggere il mondo attraverso quel prisma distorto che è l’ideologia femminista.

Trovare proclami di superiorità femminile nei media mainstream è cosa abbastanza facile: dopotutto questa propaganda misandrica viene abilmente “calata dall’alto”, grazie a quelle fabbriche della misandria che sono i college americani, dove nei corsi di studio sul femminismo, i “Women Studies”, s’insegna alle giovani e ingenue studentesse l’arte della calunnia e della strategia del vittimismo, e si instilla in loro quell’odio e risentimento contro gli uomini che sta spappolando il tessuto sociale degli Stati Uniti e aprendo la strada all’intrusione dello Stato negli affari privati delle persone.

Per questo motivo è nella norma trovare roboanti proclami di superiorità femminile su Repubblica, Corriere, La Stampa, Il Manifesto e praticamente tutti gli altri organi d’informazione mainstream (lo stesso Bruno Vespa ha dedicato qualche mese fa una puntata di Porta a Porta alla “superiorità femminile”, con solo donne come ospiti). Dalle ormai stereotipate frasi sulla “marcia in più delle donne” e sulla “superiore intelligenza femminile“, lo sciovinismo femminista è diventato parte integrante del modo di pensare “occidentale”: mentre si condanna ogni minima forma di “suprematismo maschile”, si incoraggiano le donne e gli uomini ad abituarsi al concetto della “superiorità femminile”.

Ciò che sconcerta è comunque il terribile conformismo femminista che colpisce la cosiddetta “controinformazione”, un conformismo durissimo da scalfire, perchè gran parte dei “controinformatori” mainstream ha, come detto prima, ricevuto un brainwashing di stampo femminista nelle università, e quindi attraverso quegli “strumenti” che gli son stati inculcati a forza con il potere del “conformismo” e il terrore di non ricevere dal resto del gregge l’agognata “approvazione sociale”, leggono la realtà mantenendo sempre ben saldo il paradigma “uomo carnefice” e “donna vittima”. Un paradigma ben esemplificato dal fotografo Oliviero Toscani in questo suo famigerato “lavoro” svolto per conto di “Donna Moderna” e della fondazione Pangea Onlus, già autrice di questo adorabile video misandrico dove la donna è “santa” e l’uomo è “bestia“.

Al conformismo femminista non sfugge il noto sito InfoPal, che quotidianamente pubblica notizie provenienti dalla Palestina. Un nobile lavoro, verrebbe da dire, se non fosse che anche questo ennesimo sito di “controinformazione” ha deciso di rinvigorire la già abbastanza solida visione manichea del mondo di matrice femminista: da un parte ci stanno tutte le “buone”, cioè le donne, che per il fatto stesso di essere donne sono “superiori ai maschi”, e dall’altra parte in aperto contrasto al Bene Femminile ci sono i “cattivi”, cioè gli uomini, che sono “cattivi” perchè la loro biologia “maschile” li condanna in questo stato.

Sì, lo so, sembra una visione da film di Walt Disney: da una parte tutti i “buoni”, quelle anime candide e senza macchia che sono le donne, e dall’altra parte i “cattivi”, gli orchi-maschi che sono orchi e cattivi proprio perchè maschi. E’ la loro “natura maschile” a renderli tali, e per questo motivo “la colpa di nascere maschi non è emendabile, e tollerati saranno coloro che rinnegheranno l’appartenenza al loro sesso“, come ebbe a dire nel 2002 la femminista Ida Dominijanni.

Angela Lano di InfoPal ha scritto dunque un articolo intitolato “Discorso all’Onu: Brasile e Usa, il nuovo e il vecchio mondo” dove viene nuovamente presentata questa visione manichea e femminista della realtà. Secondo la Lano il discorso della Roussef all’ONU è stato un “discorso femminile”, contro la guerra, a favore della pace nel mondo, per il bene dell’umanità e tutta quella serie di bei propositi che ogni politico, maschio, femmina, gay e trans va ripetendo dalla notte dei tempi. Un discorso, dunque, a dispetto della retorica femminista della Lano, che non ha niente di “femminile”. E’ un discorsetto ripieno di frasi fatte e retorica da quattro soldi: un tipico discorso da “politico” quindi.

Ma per Angela Lano no: il discorso della Roussef è la prova provata della superiorità femminile, è la prova che la realtà è composta da due soli elementi, la Luce e il Buio. La Luce, va da se, è la “natura femminile“, mentre il Buio è rappresentato dalla “natura maschile“. Siamo cioè a livello di Gandalf il Grigio contro Sauron il Signore delle Tenebre: da una parte le Forze del Bene, che sono femmine, e dall’altra le Armate delle Tenebre, ovviamente “maschie”. Ma Angela Lano mette subito le mani avanti, dicendo che il discorso della Roussef non è stato un discorso “femminista”, bensì “femminile”: può essere, infatti il discorso femminista sulle parole della Roussef l’ha volutamente ricamato la Lano.

Secondo la Roussef, il “coraggio e la sincerità sono elementi base dell’agire femminile“. Uno potrebbe obiettare che anche questa dichiarazione sa tanto di suprematismo femminista: infatti il coraggio e la sincerità variano da individuo a individuo, e non tutte le donne sono dotate di entrambi questi elementi, così come non lo sono tutti gli uomini. Inoltre, dire che quelli sono gli elementi base dell’agire femminile, lascia sospettare che gli elementi base dell’agire maschile siano la “viltà e la disonestà”.

Il sospetto che il discorso si stia dirigendo in questa direzione viene confermato perfettamente nel resto dell’articolo.

La storia, secondo la Lano, è stata per millenni interamente una costruzione maschile (le regine, imperatrici etc.etc. non sono mai esistite e le donne nelle famiglie non contavano niente per la Lano), e questa costruzione ci ha abituato al “pensiero violento maschile” e al “coraggio militare”, contrapposto al “coraggio interiore e spirituale” delle donne.

Vi ricorda qualcosa tutto questo discorso? Sì, è quell’ideologia femminista-matriarcale spinta dai poteri forti attraverso libri come “Il Codice da Vinci” e tutta quell’ideologia-fuffa New Age su “Gaia il pianeta che vive” e il “femminile” come “elemento divino da adorare” (qualche mese fa, sul noto sito Huffington Post, è stato pubblicato un articolo delirante proprio su questo argomento, con un maschio-castrato che consigliava ai lettori di accettare la “superiorità femminile” e di costruirsi in camera una statuetta raffigurante la Dea Donna da adorare con devozione).

Ovviamente la visione manichea della Lano non cambierà mai di una virgola, indipendentemente da quante vagonate di Condoleeza Rice, Hillary Clinton, Tzpi Livni e Golda Meir calpesteranno questo pianeta[1]: a reggere questa visione femminista della realtà è infatti la Dissonanza Cognitiva, per cui nonostante InfoPal abbia più volte pubblicato video e notizie di “soldatesse” israeliane che pestavano bambini palestinesi, la cosa non scalfirà minimamente le convinzioni femministe della Lano. Infatti, queste palesi contraddizioni che ogni giorno sbattono sul muso dei “controinformatori” mainstream non fanno loro dubitare nemmeno per mezzo secondo che gli strumenti che stanno usando per leggere il mondo sono, come dire, un pò rotti.

Dire che un discorso dove si promuove l’indipendenza della Palestina e la pace nel mondo è un “discorso femminile”, contrapposto al “pensiero maschile”, significa dire che tutti gli uomini -e sono molti- che fanno lo stesso identico discorso da anni, sono in realtà delle “donne”. Ma così non è, perchè quegli “elementi base dell’agire femminile” di cui parla la Lano non sono prerogative delle donne, ma variano da individuo a individuo, indipendentemente dal sesso.

La visione manichea della Lano continua però nel suo articolo tentando ancora una volta di contrapporre il Bianco al Nero, la Luce al Buio, il Bene al Male: sembra di leggere un discorso di George W Bush o di Fiamma Nirenstein.

Per la Lano Obama è il Buio (e fin qui ci siamo), mentre la Roussef è la Luce [2]. Ma Obama non è il Buio perchè è un burattino di qualche lobby sionista, e la Roussef non è la Luce perchè ha semplicemente ereditato da Luiz Inacio Lula da Silva il suo posto di presidentessa del Brasile: no, Obama è così perchè è “maschio”, e quindi dominato dalla “protervia”, mentre la Roussef è così perchè è “femmina”, e quindi dominata dal “coraggio”.[3]

L’arringa femminista però non ha raggiunto ancora il suo apice, e la Lano tira in ballo anche “l’antropologia”, o perlomeno la parodia femminista dell’antropologia: il “femminino è costruttivo e pieno di vita“, mentre il “mascolino è distruttivo e portatore di morte“.

Non c’è che dire, siamo all’ABC della misandria femminista: non ho alcun dubbio che l’articolo della Lano riceverà grande diffusione in tutti i siti della “controinformazione” mainstream, un’informazione che è molto poco “contro”, se concetti aberranti come quelli espressi dalla Lano vengono ampiamente diffusi dalla propaganda cinematografica di Hollywood.

Non ci credete ? Guardatevi Terminator 2, quando lo scienziato (maschio e nero, come Obama), colpevole di produrre tecnologia con fini militari, viene accusato da Sarah Connor (l’eroina femminista)[4] di essere colpevole “in quanto maschio” del male che c’è nel mondo, e che la sua natura di colpevole deriva dal fatto che il maschile è “portatore di morte” mentre le donne sono “pacifiche e buone” perchè “con la gravidanza sentono la vita crescere dentro di loro, cosa che i maschi non possono provare“.

Qualcuno potrebbe obiettare, ad una simile cretinata, il fatto che da quando è legale l’aborto, le femmine non si fanno troppi problemi a uccidere la vita che nasce nel loro grembo. Due anni fa al Grande Fratello due di queste femmine parlavano allegramente dei loro diversi aborti dandosi il cinque e ridendo a squarciagola. Ovviamente erano entrambe “femministe” e una di queste usava l’accusa di “maschilismo” (termine femminista che non ha alcun significato reale) nel goffo tentativo di eliminare i suoi concorrenti “nemici”.[5]

Sarebbe dunque questo il “femminino pieno di vita“, la mattanza di milioni e milioni di vite indifese e innocenti brutalmente uccise nel grembo materno ?

La Lano termina il suo articolo accusando gli italiani di “pendere dal verbo anglo-americano” e dalle “lobby finanziare” (e quelle cinematografiche no?), quando lei stessa ripete, consapevole o no, quello stesso paradigma femminista anglosassone che dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra si è, negli ultimi 60 anni, diffuso in tutto il mondo attraverso l’indottrinamento nelle università e la propaganda massmediatica.

Ovviamente niente di ciò che ho scritto sopra -che non troverete nella marea di siti di “controinformazione”, che sono la copia carbone l’uno dell’altro- farà venire anche solo un mezzo dubbio sulle proprie opinioni a chi ha subito il brainwashing mediatico-femminista degli ultimi decenni.

Nella “controinformazione” mainstream appena una pecora fa “bee“, tutto il resto del gregge la segue con un automatismo e un conformismo terrificante.

Chi decide di strasbattersene di ottenere “approvazione sociale” attraverso il conformismo, e che non trova dunque collocazione nelle due facce della stessa medaglia -i “media” mainstream e la “controinformazione” mainstream- diventa automaticamente “invisibile”.

La condanna all’invisibilità è comunque meno pesante della condanna che la propria coscienza sentirebbe nel rifiutarsi, per conformismo, di dire la Verità.

—-
[1]
Si potrebbe parlare, sempre per stare sul recente, di Pauline Nyiramasuhuko, femminista africana condannata all’ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità.

[2] Il razzismo-suprematismo femminista trova dei punti in comune con il razzismo classico: mentre per le femministe Obama è “il male” perchè “maschio“, per i razzisti-suprematisti bianchi Obama è il male perchè “nero“. In entrambi i casi, derivanti da una visione della realtà paranoica e manichea, la demonizzazione si appoggia su elementi fissi e immutabili: i bianchi sono sempre “buoni” e i neri sempre “malvagi”, per via della loro biologia e del colore della loro pelle, mentre le “femmine” sono sempre “buone” e i maschi sempre “malvagi”, per via del loro apparato genitale. Ovviamente il discorso è valido anche per coloro che per un malinteso riflesso antirazzista vedono i bianchi sempre come “malvagi” e i neri sempre come “buoni”. Viene a tal proposito in mente un articolo di Paolo Barnard dove Obama veniva accusato di essere un “finto nero”: anche qui si può intravedere questo modo di ragionare per categorie fisse e immutabili, ideologiche e metafisiche, di “bene” e “male”: bianchi sempre malvagi (Bush W) e neri sempre innocenti (e quando non lo sono, come Obama, sono “finti neri”).

[3] E questo, a parte la retorica, è ancora tutto da vedere: per adesso diciamo solo che il suo predecessore, uno “sporco maschio”, alle parole aveva fatto seguire i fatti. La Roussef verrà giudicata per le sue azioni, non per il fatto che ha la vagina, esattamente come chi sperava in Obama avrebbe fatto meglio ad attendere un pò per giudicarlo dalle sue azioni (orrende) invece che per il colore della pelle e la retorica splendente.

[4] La frase utilizzata nel film da Sarah Connor era in realtà una storpiatura di una frase pronunciata dalla femminista ebrea Andrea Dworkin, frase nella quale accusava gli uomini di aver inventato tecnologie militari per uccidere, senza prendere in considerazione il fatto che anche la gran parte della tecnologia “buona” è stata inventata dagli uomini, cioè quella tecnologia che permette anche alle bloggers femministe di diffondere il loro “pensiero”. Inoltre negli USA, a sviluppare diversi tipi di bombe, quindi tecnologia militare utilizzata per portare “morte e distruzione”, ci sono anche donne. Per non parlare delle femmine che controllano da remoto i droni per ammazzare “persone dalla pelle marrone” in ogni ambito del pianeta, compresa la Palestina. Ma nella visione manichea femminista l’umanità si divide in “buoni” (le donne) e “cattivi” (gli uomini), con le prime completamente “innocenti” di quello che fanno i secondi. Ma di donne sanguinarie che hanno promosso guerre nel corso della storia ce ne sono state parecchie, e molte di più sono state quelle che aizzavano gli uomini ad andare in guerra, come successe in Inghilterra durante la Prima Guerra Mondiale con il “femminismo della piuma bianca”, cioè quelle donne che andavano in giro a dare delle “piume bianche” (in segno di disprezzo) ai giovani maschi che non si erano arruolati. Insultandoli come “vigliacchi” con questo gesto, speravano così di farli arruolare per mandarli in battaglia (per poi dopo accusarli di essere “guerrafondai”: il delitto perfetto, loro rimanevano materialmente “innocenti” nonostante avessero avuto un ruolo importante nello spingere gli uomini alla guerra).

[5] Per non farsi mancare niente del repertorio femminista, sempre la stessa femmina inscenò una sorta di “finto stupro”, con tanto di lacrimuccia e occhi sgranati, che se non fosse stato ripreso dalle telecamere sempre in funzione della casa, ma fosse avvenuto fuori da quel contesto, avrebbe molto probabilmente portato in carcere per false accuse di stupro un uomo innocente.

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